Modernità e secessione: le scienze sociali e il discorso politico della Lega Nord

Per motivi di studio (Tesina di laurea? Futuro lavoro giornalistico? Chissà che cosa), in questo periodo sto leggendo libri che trattano della Lega Nord. Ho compilato una bibliografia in cui sono presenti sia una produzione di tipo scientifica (opere di sociologi e accademici), sia una di tipo giornalistico (reportage, testimonianze e altri saggi).

Per tenere in ordine il lavoro svolto, ho deciso quindi di realizzare una recensione per ogni libro letto.

Modernità e secessione: le scienze sociali e il discorso politico della Lega Nord.

Michel Huysseune

Sono andato da Feltrinelli a ritirare questo libro con aspettative molto alte.

Volevo un testo capace di sezionare l’impianto politico della Lega Nord usando come coltello le scienze sociali, l’analisi storica ed economica.

Volevo uno strumento non convenzionale in aiuto alla mia ricerca, volevo essere sorpreso e colto alla sprovvista.

Dopo averlo letto, “Modernità e secessione” di Huysseune riesce in ottima parte a soddisfare le mie esigenze e, soprattutto, la mia famelica curiosità.

Offrendo al lettore l’armamentario di conoscenze di base necessarie per affrontare una materia tutt’altro che semplice, il docente di Scienze politiche dell’Università di Bruxelles vuole che il suo compagno di viaggio in questa analisi sia capace di superare le sfide che gli porranno sul percorso di analisi e comprensione del fenomeno leghista.

Quindi si inizierà con l’enunciazione di schemi di nozioni fondamentali, fornendo alcune interpretazioni del discorso della modernità, il relativo processo di modernizzazione e alcune riflessioni sulla metodologia di lavoro.

Huysseune riesce a tenere saldamente legate le fila del discorso, evitando dispersioni e perdite di tempo: quanto formulato nel primo capitolo sarà utilissimo nell’analisi nello specifico del caso italiano, della sua modernizzazione incompleta. “Incompleta” nel senso che a un’evidente e indiscutibile evoluzione economica nel corso del ventesimo secolo, non è corrisposta un’evoluzione di tipo sociale e culturale.

Viene proposto un rapido excursus dell’indagine italiana sull’annosa questione meridionale, partendo dalle “Lettere meridionali” di Pasquale Villari, l’inchiesta Franchetti-Sonnino, passando attraverso le discutibili tesi tendenzialmente razziste del Niceforo, giungendo fino alla più recente ricerca operata dalla rivista Meridiana, specializzata nello studio del mezzogiorno.

L’autore prende in esame diverse possibili cause della modernizzazione incompleta: la precedente amministrazione borbonica del meridione, il clientelismo di quelle élite locali, il particolarismo (la precedenza dell’interesse privato su quello pubblico), il tradizionalismo cattolico, in contrapposizione all’intraprendenza e all’alto livello di modernizzazione raggiunto nelle aree ad alta presenza protestante, e la mancanza di identità nazionale.

Su questo ultimo punto ritengo opportuno soffermarmi: se Huysseune ci indica i limiti e i modi con cui è stata portata termine l’unità nazionale, è anche vero che riserva poco spazio a un punto fondamentale del codice genetico italiano: la memoria frantumata lasciata dalla seconda guerra mondiale, la contrapposizione tra fascismo e resistenza. Uno scotto che tutt’ora non si è riusciti a pagare nella sua totalità.

In queste condizioni si è così in grado di prendere in esame nel dettaglio il sentiero di evoluzione politica che ha tenuto l’Italia nella sua storia, quello che nelle scienze sociali viene definito Sonderweg, osservando alcune peculiarità come il vizio del familismo, la cultura civica italiana e il suo capitale sociale, la “Terza Italia”, quell’area del nord-est dove a partire dagli anni ’70 si è verificato il boom della piccola e media impresa, la vera spina dorsale del nostro paese.

La successiva visione delle rappresentazioni dell’Italia settentrionale e meridionale funge da antipasto all’analisi vera e propria del discorso politico della Lega Nord: infatti, in questo capitolo vengono sfatati stereotipi e luoghi comuni a proposito di queste due macroregioni: vengono smontate le tesi di un nord idilliaco e perfetto, per presentarne un quadro più problematico e sfaccettato, dove il tessuto sociale non è così coeso come sembra. Il sud, invece, viene in parte riabilitato, evidenziando come la sua immagine sia in buona parte viziata da una precedente tradizione sociologica pesantemente influenzata dal pregiudizio. Interessante è il punto in cui si medita di reinventare il concetto stesso di modernità in rapporto con il meridione, che, per le diverse radici storiche, civiche e culturali si discosta dal retroterra culturale del nord.

Le ultime cento pagine del libro sono poi dedicate al discorso politico della Lega, alle sue proposte di riforme istituzionali e ai discorsi anti-secessionisti in reazione a quelli del partito di Bossi.

Personalmente, sono giunto a questo punto dell’argomentazione con attese di un certo tipo: dopo un’indagine fino a questo momento così accurata e puntuale, in quest’ultimo passaggio l’autore sembra mancare un po’ della sua brillantezza e incisività: vengono sì delineati l’impianto programmatico leghista (con un occhio di riguardo per il suo eclettismo ideologico), la critica allo stato italiano, il concetto di identità padana e Pontida. Però mancano quella precisione e quell’approfondimento che erano presenti invece nelle precedenti duecento pagine.

Nell’ultimo capitolo, dedicato ai discorsi anti-secessionisti, ci si rende conto di come il più sia già stato detto. Quindi, si procede a una semplice chiusura degli argomenti lasciati precedentemente in sospeso, osservando i limiti dell’ipotesi secessionista leghista, ormai definitivamente abbandonata dal partito.

In breve:

Questo libro offre un’accurata analisi di ciò che sta dietro alla Lega in merito alle teorie di interpretazione della modernità e dell’evoluzione politica italiana, fornendo al lettore diversi spunti di riflessione soprattutto sul modo di vivere il suo paese, nel bene e nel male.

Nonostante alcuni difetti, è un’opera completa e stimolante.

Pro:

  • Generalmente dettagliato, preciso e approfondito.

  • Nonostante l’argomento sia ostico, il ritmo riesce ad essere sostenuto evitando così una noia nociva per la comprensione dell’argomento.

Contro:

  • Meno curato degli altri è il capitolo dedicato alla Lega Nord: essendo il libro incentrato sul discorso politico di questo partito, forse era lecito aspettarsi qualcosa di più.

  • Le ultime cento pagine perdono gradualmente di incisività e vanno a inficiare l’ottima qualità generale dell’opera.

Parole chiave: modernizzazione, meridionalismo, sonderweg

Voto: 7,5


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