Mamma mia che ragionamenti!

Era sabato sera, non avevo voglia di fare nulla di spettacolare, eccessivo e degradante per lo spirito e il corpo. Quindi ho fatto un salto al Central Park, il bar del Parco della Repubblica che, guarda a caso, si trova praticamente di fianco casa mia. Non sono andato là senza motivo apparente, anche perché il locale in sé non è che mi abbia mai attirato più di tanto, ma perché suonavano quegli sciagurati di Magreta dei Batmen Blues.

Serata ottima per farsi un paio di Montenegro a buon prezzo, fare due gag con la sassofonista (che tanto non accetterà mai e poi mai di uscire con me, esattamente come la sorella maggiore del chitarrista) e fare qualche discorso serio, rullo di tamburi, con il buon vecchio Fabio, cosa più unica che rara. Non tanto perché il buon vecchio Fabio sia una persona poco seria o sprovveduta, bensì perché è sempre impegnato con la morosa.

Lascio al lettore il compito di interpretare quest’ultimo inciso. Insomma, non è facilissimo beccarlo in giro se non per le partite di calcetto di campionato durante la settimana.

Il discorso partiva dall’incontro che avevo fatto poche ore prima con Davide Dotti, responsabile MGP Modena (ne ho parlato nel post precedente), per poi arrivare a qualcosa di più generale sui partiti e la democrazia in Italia ed è stato proprio in quel momento che mi è scattata una perla che, dopo diversi giorni, mi stupisce il fatto che sia uscita dalla mia bocca.

Si stava parlando del PD, della grande fondazione del PDL, della Lega e tutto il resto…

Perché vedi, Fabio, in Italia abbiamo una democrazia “fast-food”. Noi, quando andiamo a votare crediamo di andare a esercitare un diritto imprescindibile per uno stato, per l’appunto, democratico. Invece, andiamo solamente ad usufruire di un prodotto pre-confenzionato, esattamente come un hamburger dal McDonald. In Italia non esistono PD ne PDL, ma solo due élite di potere che vanno avanti scambiandosi favori politici ed economici a livello locale (e non solo, nda) sulla logica del “do ut des”. Quello che si vede a livello nazionale è solo una messa in scena, fatta per dare un minimo di parvenza di lotta politica. Giovedì sera, ad Annozero, c’era un giornalista de La Stampa di Torino che denunciava come in Liguria la giunta regionale Burlando (PD) e i comuni di destra e di sinistra si fossero messi d’accordo per avviare la cementificazione, praticamente distruggendo il territorio. In studio, Maurizio Lupi (PDL) e Daniela Santanché (ex AN, ex  Storace, ormai nuovamente in quota berlusconiana) hanno reagito in un modo che mi ha fatto letteralmente cascare le braccia. Lupi protestava vibratamente perché “i giornalisti vedono sempre nero e devono sempre cassare la libera iniziativa personale”, senza presentare alcuna prova per replicare alle affermazioni del giornalista. Questo per dirti, Fabio, della distanza che c’è tra noi e loro. L’involuzione democratica del nostro paese si è avviata da diversi anni e ormai è diventata inarrestabile, di fatto irreversibile.

Profondamente preoccupato per tutto ciò, ho concluso questa orazione degna del migliore Cicerone (ma anche no) o di un Giovanni Sartori sotto gli effetti di una miscela esplosiva di alcool e nesquick scaduto. Successivamente, l’attenzione mia e di Fabio è stata attirata dalle chitarre “sostitutive” della band, una Epiphone e una Squire.

Il primo chitarrista è poi tornato in sala per smontare l’attrezzatura della band e in quel momento ho espresso il mio disappunto per l’assenza di sua sorella e per il fatto che la prima sassofonista facesse la sostenuta respingendo le mie avances.

È proprio un’Italia malata!

PS: Ovviamente, per i coinvolti in questo post ricordo sempre che siamo tra il serio e il faceto 😉

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