Così perdiamo il nord!

“Così perdiamo il nord!” di Riccardo Illy

Così perdiamo il nord! È questo il grido di dolore lanciato da Riccardo Illy, ex presidente della regione Friuli Venezia Giulia con una coalizione di centro-sinistra e presidente di una delle aziende italiane più conosciute all’estero, la Illy Caffè.

Con uno stile graffiante e deciso, con una scrittura rapida e priva di fronzoli, l’autore dipinge un ritratto quasi impietoso della situazione italiana, denunciando gli effettivi vantaggi economici e sociali per il nord derivanti da una ipotetica secessione dal resto dell’Italia. Illy coinvolge il lettore nella sua opera proponendo diversi esempi di come il resto dell’Europa (anche i paesi emergenti dell’est) stia effettivamente muovendosi a velocità doppia rispetto al Belpaese, impantanato nei meandri di una burocrazia elefantiaca, ostacolato dalla mancanza di infrastrutture, telecomunicazioni e soprattutto rallentato enormemente dalla classe politica.

Tutto ciò, nel nord, non può che portare un drastico calo della fiducia nelle istituzioni da parte dei cittadini, conducendoli a uno stato di rassegnazione anziché di rivolta. L’intelligenza dell’autore non sta solo nell’osservare il comportamento errato del centro-sinistra nel rapportarsi con la Lega: infatti, non serve a nulla delegittimare moralmente l’avversario “verde”, squalificandolo e ignorando le sue istanze. Anche perché, così facendo, si ottiene il risultato esattamente opposto e le ultime consultazioni elettorali sono state una dimostrazione esemplare di tutto ciò. L’intelligenza dell’autore sta anche nel riconoscere che il federalismo, un tema rilevante nel dibattito politico, non debba essere patrimonio di un solo di un solo partito, bensì di tutti i partiti coinvolti nella gestione del paese.

Riccardo Illy propone il federalismo come soluzione di questi annosi problemi, con un equilibrio tra pubblico e privato nella gestione dei servizi da offrire al cittadino, con il fine di responsabilizzare le élite locali e avvicinare la politica al territorio. Acuta è la critica avanzata all’IRAP, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive: questa viene calcolata sul reddito, sul costo del lavoro e sugli interessi. Tre voci che non hanno alcuna correlazione tra loro. L’IRAP serve a finanziare in parte il sistema sanitario regionale che eroga a tutti lo stesso servizio mentre, allo stesso tempo, le aziende con più più utili e volumi di impresa versano somme maggiori rispetto a quelle più piccole per ottenere la medesima prestazione. In parole povere, vi sono soggetti che pagano IRAP di entità diverse per avere in ritorno la stessa quantità di servizi.

Un’altra proposta di Illy sarebbe, quindi, quella di rivedere il sistema fiscale, riorganizzando la tassazione e affidare il sistema alle regioni, poiché, adesso come adesso, agli enti locali vengono solamente lasciate le briciole. Fisco che non può che legarsi con la previdenza sociale che ha l’assoluta necessità di essere riformata nel più breve tempo possibile pena il collasso totale dell’INPS e la morte del sistema pensionistico italiano: infatti, i baby-pensionati degli anni ottanta e il matrimonio tra previdenza e assistenza sociale, stanno diventando un peso sempre più oneroso nelle buste paga degli italiani che, di mano in mano, si vedono la busta paga sempre più alleggerita. Nel passaggio successivo, vi è l’unico neo dell’argomentazione di Illy: l’autore osserva come l’allungamento della vita attesa abbia portato anche al prolungarsi dei tempi di permanenza in famiglia dei giovani. L’autore attacca i giovani che “preferiscono oggi rimanere disoccupati piuttosto che cercare un impiego non corrispondente alle loro aspettative ma capace di garantire un’autonomia finanziaria e logistica”. Insomma, Illy si schiera accanto a Padoa Schioppa nel criticare la “generazione dei bamboccioni”, criticando i giovani, poiché poco dinamici e restii a prendere l’iniziativa. Per rafforzare la sua posizione, l’autore cita l’aneddoto di un incontro fatto negli Stati Uniti con un giovane architetto che temporaneamente lavorava come barista.

Personalmente, queste ultime chiacchiere lasciano il tempo che trovano. Da una settimana ho iniziato a leggere un libro molto interessante intitolato “La fuga dei talenti” di Stefano Nava, in cui si raccontano le storie di professionisti e giovani talenti sfornati dalle università nostrane che, non avendo trovato opportunità in Italia a causa della mancanza di meritocrazia e dell’incontrastabile dominio della prassi della raccomandazione, si sono visti costretti a emigrare all’estero. Medici, ricercatori, artisti e giovani imprenditori che, per colpa di un sistema malato (a mio avviso, in modo irreversibile) hanno dovuto fare le valige per potere affermarsi. Allora io chiedo a Illy: in Italia, considerando anche il contesto sociale completamente diverso da quello statunitense e, più generalmente, europeo, come può un talentuoso neolaureato fare esperienza, crearsi un curriculum in un campo che non ha nulla a che spartire con il suo campo di studi? Ipoteticamente parlando, se un giovane seguisse i consigli di Illy e al termine di questo periodo di transizione, più o meno lungo, riuscisse ad ottenere un colloquio di lavoro per un incarico attinente al suo corso di studi, quale appetibilità potrebbe avere il suo curriculum, non avendo per l’appunto esperienza nel suo campo di competenza? La mia opinione è che il problema stia in realtà a monte: in Italia non vi è il coraggio di investire sui giovani, non si sa osare e nel corso degli è andato a instaurarsi un sistema gerontocratico altamente nocivo per il sistema paese. Un esempio lampante è dato dalle offerte di lavoro presenti su qualsiasi quotidiano: al candidato si richiede sempre un certo livello di esperienza nel settore, però sono davvero pochi i casi in cui vi sia qualche soggetto disposto a consentire la creazione di questa esperienza. Unico punto debole del pensiero di Illy è quindi il tema dei giovani, accusati di essere nella maggioranza dei casi degli “scaldatori di banchi universitari” (virgolettato mio) in attesa del posto di lavoro fisso. Senza adeguate politiche giovanili, incentivando le aziende a investire sulle nuove leve, sulle nuove idee, allora sì che si rischia davvero di perdere il nord. E forse anche l’Italia.

In breve:

In questo suo saggio,Riccardo Illy non le manda di certo a dire: con grande acutezza spazza via tutte le ragnatele che ostacolano l’ingranaggio produttivo del nord, proponendo diverse soluzioni a livello politico, economico e legislativo. Dopo questa lettura, si può tranquillamente affermare che se nel centro-sinistra vi fossero più persone con il suo ingegno e la sua freschezza intellettuale, la Lega Nord avrebbe molte più difficoltà a imporsi.

Pro:

  • Veloce e privo di orpelli stilistici: il libro si legge molto facilmente.

  • Vengono proposte diverse soluzioni pratiche ai problemi del nord.

  • Si rapporta con la Lega Nord senza pregiudizi ma con grande sincerità.

Contro:

  • A mio avviso, è totalmente errata l’interpretazione della situazione in cui sono immersi i giovani d’oggi, visti per lo più come soggetti in perenne attesa del posto fisso. Mancano proposte concrete a livello di politiche giovanili, incentivi e rinnovamento del sistema accademico.

Parole chiave: federalismo, fisco, infrastrutture.

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One Response to Così perdiamo il nord!

  1. Hybris ha detto:

    Ciao,
    cercando notizie sul saggio di Huysseune sulla Lega nord è andata a finire che mi sono ritrovato fra le tue pagine e le ho lette (e pure con una certa curiosità ti confesso).
    Non sto qua a farti complimenti ne a dirti che scrivi bene perchè tanto ne sei consapevole, ti dico invece che mi ha incuriosito il tuo lavoro di ricerca; fare una tesi sulla Lega Nord non è facile, ed è ancor meno semplice essere obiettivi nel merito. E non può che essere così visto che il tema caldo è “l’incontestabile” dogma dell’unità d’Italia.
    Se hai tempo (ma soprattutto voglia) mi piacerebbe sapere come procede il tuo lavoro e quali sono le conclusioni a cui sei giunto.

    se hai voglia di affrontare l’argomento con uno sconosciuto ti lascio la mia mail: hybris@live.it
    ciao e grazie.

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