“La Lega: geografia, storia e sociologia di un nuovo soggetto politico” di Ilvo Diamanti

Bisognerebbe accostarsi con un certo timore reverenziale a questo ritratto della Lega: Ilvo Diamanti, assieme a Roberto Biorcio e Aldo Bonomi, è uno dei padri dell’analisi sociologica applicata al partito di Umberto Bossi.

Questo lavoro, nonostante sia datato 1993, presenta diversi spunti che sedici anni dopo riescono ad essere di vivissima attualità.

Il politologo piemontese, infatti, formula alcune osservazioni che tuttora riescono a mantenere la loro validità: un organizzazione snella, agile capace di muoversi rapidamente sul territorio, una leadership forte e carismatica e soprattutto, (a mio avviso, il punto più importante), l’innovazione dal punto di vista della comunicazione politica.

Comunicazione politica intesa nel modo di porsi con il pubblico e i mass-media.

Non potendo contare su un budget elevato, come i partiti tradizionali della prima repubblica, o su un influenza sui mass-media (ogni riferimento a Bettino Craxi è puramente voluto), le leghe regionaliste prima e la Lega Nord poi hanno saputo capovolgere le proprie debolezze in punti di forza: non potendo infatti contare su una costante presenza mediatica in televisione o sulla grande stampa nazionale, ha saputo privilegiare strade alternative. Ovvero, manifesti, volantini in dialetto o addirittura scritti con i pennarelli, discorsi informali faccia-a-faccia nei luoghi pubblici. I militanti infatti sono soliti fare opera di proselitismo nei gruppi amicali, tra i conoscenti, durante il tempo libero.

La Lega, usa un linguaggio semplice, facilmente comprensibile dalla gente, in totale antitesi con le abitudini comunicative dei soggetti politici tradizionali. Infatti, sta proprio qui lo scarto tra i partiti della prima repubblica e i “barbari” che vengono dal nord.

Ricordiamo che nel periodo in cui il Diamanti scrive, devono ancora arrivare le folate secessioniste.

Interessante è l’analisi dell’elettorato leghista della prima ora: se fino al 1987 il voto leghista si concentrava soprattutto nella piccola provincia, nella pedemontana, nel lavoro autonomo, l’artigianato e la piccola industria, sul finire degli anni ottanta il voto per Bossi inizierà a urbanizzarsi, a contagiare i giovani e coloro i quali nutrono una crescente sfiducia nelle istituzioni e chi si sente accerchiato da nemici (presunti o veri) per il proprio benessere: “lo straniero, il meridione, il ceto politico, i soggetti che vengono considerati come eversivi delle norme del vivere sociale (omosessuali, zingari)”.

Estremamente informativi sono i dati forniti nelle diverse tabelle presenti nel libro: ci si rende conto di come sia da sfatare il mito del politico leghista rozzo, ignorante e poco acculturato, nonostante a livello puramente comportamentale gli stessi personaggi coinvolti non si impegnino più di tanto nello sfatare questo stereotipo. Infatti, si osserva che tra i deputati e i senatori eletti nel 1992 nel centro-nord, il 58% dei leghisti è laureato, contro il 72% della DC (partito altamente elitario) e il 52% del PDS-Rc.

Un altro dato indicativo dello scarto della Lega rispetto ai partiti tradizionali è la costituzione del proprio personale politico. Sempre tra i deputati e i senatori eletti alle consultazioni sopracitate, vi sono liberi professionisti (36%) e lavoratori dipendenti privati (sempre il 36%).

La DC, invece, portava nei palazzi una quota consistente di docenti e magistrati (42%), come il PDS-Rc (38%) che però aveva anche una fetta consistente di politici di professione (25%).

Ciò può suggerirci per la Lega una certa specularità tra elettorato e personale politico eletto.

Nel 1992 continuerà a evolversi l’elettorato “verde”: si ingrosseranno le fila dei lavoratori autonomi, della piccola impresa. Aumenteranno sempre di più i giovani non ideologizzati, privi di valori di riferimento forti. Faranno capolino anche imprenditori artigiani e industriali contrariati dall’inefficienza pubblica. Questi ultimi, però, effettueranno nel 1994 una poderosa svolta “azzurra” verso un nuovo soggetto che avrebbe cambiato totalmente il modo di fare politica nei quindici anni a venire: Forza Italia, guidata dall’imprenditore Silvio Berlusconi diventerà, infatti, il punto di riferimento per questa categoria di elettori, causando un travaso di voti a danno della Lega.

Sul finire dell’argomentazione, risulta illuminante la tabella sinottica sulla periodizzazione della presenza delle leghe regionaliste (alcune sarebbero state inglobate nella Lega Nord, altre avrebbero avuto vita autonoma), in base ai caratteri relativi alla domanda e all’offerta politica nel decennio tra il 1983 e il 1993. Il Diamanti, in una sola pagina riesce a inserire quello che altri autori presenterebbero in decine e decine di noiosi e lunghi paragrafi.

Nelle ultimissime pagine, l’autore dà il meglio di sé: analizzando le risorse dell’imprenditore politico Lega: “un nucleo di contenuti chiari e flessibili, la capacità di imporre un linguaggio e uno stile di comunicazione che attrae e differenzia, un modello di organizzazione centralizzato e allo stesso tempo capillare e duttile”. Insomma un modello capace di dare risposte ma anche di ricevere le nuove domande provenienti dall’esterno e di comportarsi di conseguenza.

È proprio questa duttilità a permettere alla Lega di muoversi con un’agilità negata agli altri partiti.

Esempio: con la sua espansione nelle altre regioni del centro-nord (Toscana ed Emilia Romagna in primis), la costante etnico-identitaria lombarda viene meno e ci si sposta rapidamente su interessi comuni di tipo economico.

In breve: Con questo studio, Diamanti, fornisce un quadro esauriente del movimento leghista, praticamente aprendo la pista a tutte quelle pubblicazioni, di carattere sociologico, storico, giornalistico e politico che hanno caratterizzato gli anni novanta e duemila. Un punto a favore di questo libro è la sostanziale mancanza di difetti veri e propri.

Pro:

  • Sintetico e altamente informativo.

  • Facilmente comprensibile anche da chi non è esperto di sociologia.

  • Ricco di tabelle e statistiche.

Contro:

  • Non è un vero difetto, ma il fatto di essere datato 1993 significa non potere analizzare il periodo saliente della Lega come partito di governo a tutti gli effetti.

  • Sempre per il fatto di essere datato 1993, vuol dire non potere verificare nel corso degli anni l’ulteriore evoluzione del personale politico e dell’elettorato del partito.

Parole chiave: elettorato, comunicazione, personale politico

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One Response to “La Lega: geografia, storia e sociologia di un nuovo soggetto politico” di Ilvo Diamanti

  1. Enrico Monaco ha detto:

    Complimenti per la sintesi chiara ed efficace che hai fatto di questo testo. Volevo rivolgerti questa domanda (alla quale non posso sapere se Diamanti abbia dato risposta). La scelta della Lega di parlare un linguaggio più semplice e più chiaro, e aggiungerei di utilizzare il turpiloquio, ha influenzato il linguaggio degli altri partiti? O forse si è sentita la necessità di abbassare il livello perché da diversi anni gli italiani si sono lasciati andare e anche il loro livello culturale si è abbassato. Mi viene in mente un dato che viene riportato spesso che ora non ricordo con precisione (perché sono le 2 di notte)secondo il quale gli italiani leggono molto poco. Per le parolacce poi ci potrebbe essere il discorso dell’imbarbarimento dei costumi: è sotto gli occhi di tutti il progressivo svilimento di questi, basta pensare all’evoluzione della televisione,ad esempio.

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