Pace fatta tra la Lega Nord e l’autore del video.

24 luglio 2009

Con questo titolo sabato 18 Luglio è stato pubblicato sulla Gazzetta di Modena un mio articolo che ripropongo qui in versione integrale.

15/7/2009

“Sono Gabriele Casagrande, lo studente di ventidue anni autore del video che ritrae Matteo Salvini cantare cori contro i napoletani”.
Inizia con queste parole la lettera consegnata
in forma privata ieri a Roma  presso gli uffici di Palazzo Montecitorio.
Il giovane modenese, invitato dallo staff dell’onorevole leghista Angelo Alessandri, con questa missiva ha voluto chiudere definitivamente il caso politico scatenato sette giorni fa con il video girato la sera del 13 Giugno scorso a Pontida.
“Quel video – recita la lettera – voleva riportare un elemento insolito e inaspettato: un eurodeputato che festeggia la recente vittoria elettorale e si diverte assieme ai suoi amici e sostenitori, possa piacere o meno, con cori da stadio. Ma la Lega Nord non è solo questo” conclude Casagrande.

Sto tornando a Modena in treno, su un treno ad alta velocità partito da Roma Termini in perfetto orario. Sono stanco perché dopo una settimana infinita, a base di notti insonni per la tensione, di messaggi di insulti e di insinuazioni, finalmente, questa storia è giunta al termine. Considerando il partito coinvolto, è stata una settimana da “Caccia a Ottobre… verde”, senza un minuto di pace!
Siccome sto lavorando alla mia tesina di laurea sulla Lega Nord, già da tempo volevo completare il tutto con un’esperienza di stage presso la sezione di partito di Modena: quindi, avevo preso contatto con alcuni esponenti locali, come Davide Dotti e Mauro Manfredini.

Mercoledì scorso, nel mezzo del caos mediatico, telefono a quest’ultimo per prendermi la responsabilità del video e, soprattutto, per sapere se il mio stage fosse ancora fattibile oppure no. Mauro Manfredini, inizialmente, si dimostra incredulo poi stempera il tutto con una risata.
Dopo tutti i chiarimenti del caso, vengo invitato alla cena di partito del venerdì successivo, nella località di Torre Maina. Sfrutto l’evento per potere incontrare militanti e simpatizzanti per esporre loro la mia posizione, spiegare la mia versione dei fatti e, soprattutto per confrontarmi con serenità in un clima conviviale.

Se su internet ne ho lette di tutti i colori, su tendenze di aperta ostilità, con accuse di razzismo verso bergamaschi e veneti, quella sera, invece, ho potuto riscontrare grandissima cordialità, rispetto ed educazione: pur avendo idee politiche differenti dalle mie, le persone presenti hanno mostrato una correttezza più unica che rara.
Ascoltavo i loro dubbi, rispondevo e, volendo, si scherzava anche sul video.
Non solo quelle persone, ma anche i quotidiani e la radio mi hanno chiesto della genesi di quel filmato.
Quei 29 secondi non sarebbero esistiti se io sei mesi fa non mi fossi posto delle domande, dei perché.
Quei 29 secondi, non sarebbero esistiti se, nella mia ricerca, mi fossi fermato a quello che mostravano quotidiani e telegiornali.

A Pontida ho potuto toccare con mano e verificare di persona come il prodotto mediatico offerto sul palco si discosti molto da quello che succede dietro le quinte, al riparo dagli occhi del pubblico.
Non credo di essere il migliore, né tanto meno il più furbo o il più intelligente: ho solamente avuto la pazienza di informarmi, di cercare materiale in biblioteca, di fare acquisti in libreria, di leggere e, soprattutto, di ascoltare le storie delle persone. Insomma, ho soddisfatto la mia curiosità, la mia voglia di saperne di più, di non fermarmi alla prima risposta.

In molti mi hanno chiesto quale fosse l’ingrediente segreto per realizzare scoop (termine eccessivo, secondo me) come questo.
Non c’è nessun ingrediente segreto, se non la sommatoria di tutte quelle piccole cose che ho sopra citato.

C’è un detto che calza a pennello con questa situazione: pulisci il marciapiede davanti casa tua e la città sarà più pulita. Qui si tratta di spolverare la tessera della biblioteca, di spendere 25€ in due libri anziché in una singola serata in discoteca e di andare oltre a quanto letto sul giornale preso in edicola.
Internet, anche in questo caso, ha mostrato tutta la sua potenza non solo con la diffusione del video tramite Youtube, ma anche nel fornirmi rapidamente contatti, testimonianze e approfondimenti. Ci vuole davvero poco per utilizzare in modo accorto mezzi come questi.
Quello che ho fatto io non è assolutamente una cosa impossibile, fuori dalla portata del cittadino medio, anzi!

Se ci si comportasse sempre in questo modo, non dico che si risolverebbero come d’incanto tutti i problemi della nostra società, ma se non altro si avrebbero cittadini più attenti, che si occupano di politica prima ancora che la politica si occupi di loro; dei cittadini che difficilmente si farebbero prendere per i fondelli perché si sono informati seriamente.
Fidatevi, basta davvero poco.

Gabriele Casagrande

 


Salvini, Pontida e la Lega: la mia versione.

8 luglio 2009
Matteo Salvini a un comizio.

Matteo Salvini a un comizio.

Il video se ne stava tranquillo rannicchiato nel suo caldo posticino, la sua morbida e confortevole tana di Youtube.
L’avevo lì deposto con tanto amore il 18 Giugno scorso, qualche giorno dopo un week-end decisamente inusuale.

La mia tesi per la laurea triennale, incentrata sui temi dell’identità, la tradizione e il loro uso politico fatto dalla Lega Nord mi aveva portato nella provincia bergamasca, a Pontida, per seguire il celebre giuramento del terzo partito italiano, la Lega Nord.
Italiano? Beh, appena giunto al casello di Bergamo, ho avuto qualche problema a comprendere il casellante che si esprimeva nel suo dialetto locale. Qualche istante, giusto il tempo per fare mente locale e capire che semplicemente mi stava chiedendo dieci centesimi, così per non perdere tempo nel darmi il resto in monete e nichelini inutili.

Provocatoriamente, Pontida non è Italia perché là gli autoctoni percepiscono la puzza di forestiero, di straniero.
Ero là con un fotografo free-lance, conosciuto su Facebook (per la serie “La potenza di internet”), votato ai reportage più di tipo artistico che di tipo giornalistico.
“Lei per chi lavora?” chiese al fotografo quella signora guardinga che nell’ingresso della sezione della Lega Nord di Pontida era impegnata a piegare manifesti. Era sabato pomeriggio e stavamo cercando un ufficio presso cui procurarci gli accrediti giornalistici per il giorno dopo.
“Veramente sono free-lance, non lavoro per nessuno”
Per niente convinta dalla risposta, si rivolse poi a me con fare guardingo, se non inquisitorio.
“E lei? Per chi scrive?” con un accento marcatissimo sul ‘per chi scrive’.
“Beh, io sono indipendente, sto lavorando per la mia tesina di laurea” risposi timidamente, visibilmente spiazzato e totalmente impreparato per una domanda di quel tipo.
“Guardate, ci hanno detto di diffidare dei giornalisti. Noi diffidiamo sempre dei giornalisti. Non abbiamo nulla da dire!”
Detto ciò ci congedò.

A mente fredda, non c’era da stupirsi di reazioni come queste.
Quando eravamo nel bar accanto a Piazza del Giuramento, gremito di anziani del luogo e leghisti in genere (le cose tendevano a fondersi), la scena mi ricordava molto un topos dei film western: gli stranieri che arrivano nel villaggio, entrano nel saloon e tutti gli avventori si voltano per squadrarli e riservare loro occhiatacce minacciose.
Insomma, poco ci mancava, ma la situazione mi aveva provocato una certa inquietudine.
Il modo di sentire, di percepire la vita e il tempo, insomma, per farla breve, la cultura e la mentalità, se volete usare parole ormai banali svuotate di significato, sono lontanissime, per esempio, dalla mia che sono modenese da generazioni. Quindi, praticamente a due ore e mezza di macchina di distanza da Pontida.

La mia impressione è stata quella di essere visto come qualcuno di pericoloso, qualcuno da cui guardarsi, poiché capace (?) di smontare la cosmogonia leghista, di fare domande, di chiedere, ma soprattutto chiedersi, il perché.
In questi ultimi mesi mi sono coperto di libri di sociologia che trattavano della Lega e in più di un occasione mi sono imbattuto nell’ormai celebre ricerca del 1992 dell’Aaster, l’istituto di Aldo Bonomi: da questa indagine risultava che, nelle province di Bergamo e Lecco, la figura istituzionale più odiata era quella del bibliotecario comunale. Questi “è uno statale, un intellettuale, un parassita improduttivo”. Non è quindi una persona indefessa dedita al lavoro, al sacrificio, al sudore e alla fatica. Chi studia, quindi, non può che essere un fannullone!

Domenica quattordici, ho avuto la possibilità di rivolgere un paio di domande a Giuseppe Leoni, primo deputato leghista nel 1987. Alla stessa tornata elettorale, Bossi debuttò al senato.
Leoni, responsabile dei “Cattolici Padani”, era presente a Pontida con il suo gazebo e con lui tutte le altre associazioni del ‘collateralismo verde’.
Gli spiegai cosa stavo facendo e perché volevo parlare con lui. A un certo punto mi chiese quale fosse il mio corso di laurea.
“Scienze della comunicazione!” risposi.
Se non fosse stato per un suo conoscente che lo interruppe per salutarlo in mezzo al marasma della folla, avrebbe terminato la seguente frase: “Bene. Inizierai a lavorare prima o poi!”. Glissai e feci finta di niente, ormai ci sono abituato.

Al termine della manifestazione ho avuto una breve chiacchierata con uomo sulla cinquantina, viso durissimo, mani ancora di più, canottiera bianca e fazzoletto verde al collo.
“Lei come si è avvicinato alla Lega?”
“Io non ho niente da dire, dico solo viva la Lega e fuori tutti i negri!”
Sorpreso da questo uno-due da pugile professionista, mi rimisi in piedi e riuscii a estorcere qualcosa di più succoso.
“Io sono muratore, sono friulano, vivo e lavoro in Lombardia da vent’anni” mi disse con un minestrone tra il brianzolo, il seriano e il friulano.

“Spiegati meglio, che sono ignorante” aggiunse con tonalità neutra, priva di sfumature, mentre gli stavo rivolgendo altre domande.

Ed è qui che la Lega vince: vince perché non ha bisogno di farsi dire di cambiare registro, di farsi capire, di spiegarsi meglio.
Vince perché, volenti o nolenti, sa interpretare il senso comune della gente e sa tramutarlo in consenso senza particolari fronzoli, senza parlare di giustizia sociale, socialdemocrazia o altri termini da teoria politica.
Senso comune che potrebbe anche essere visto nel filmato che ritrae Salvini intonare cori da stadio contro i napoletani.
Comune sentire, un anti-meridionalismo eterno e latente proprio del nord tutto, che si riflette, anche in questo caso, in modo plateale e manifesto con uno sfottò di tipo calcistico vecchio di secoli.
Slogan di questo tipo esistono da sempre e sono indirizzati verso chiunque, verso qualsiasi abitante della penisola, da San Candido in provincia di Bolzano a Lampedusa.
Per non parlare poi del contesto in cui era collocato: la festa di Pontida, con i sostenitori, tra birra, vino e salamelle.

Quello che non funziona è il fatto che un deputato, rappresentante di tutto il popolo italiano, si produca in comportamenti che stonano con l’incarico istituzionale ricoperto.
E così scatta la macchina dei mass-media: si muove il Leviatano dell’indignazione, del politicamente corretto, con le pacate richieste di scuse dagli alleati e con le vigorose richieste di dimissioni da parte dell’opposizione.
Ci si mette anche Alessandra Mussolini, che interviene in aula con un improbabile rap di controreplica al coro salviniano, per buttarla sulla bischerata, con disinfettante e strofinaccio per sciacquare la bocca lombarda.

Osservando come l’arco costituzionale si sia mosso in modo mediamente compatto, credo sia opportuno fare un’osservazione. Alle Feste de L’Unità, fino a poco tempo fa, si trovavano cimeli dell’ex Unione Sovietica, mentre alle feste dei Solstizi d’Inverno organizzati da Azione Giovani si sfoggiavano ampie croci celtiche su sciarpe e ciondoli, sempre però in un clima ad alta gradazione alcoolica. Insomma, ci sono ovunque “estremismi” che, in linea di massima, risulterebbero molto sconvenienti agli occhi dell’opinione pubblica.
Questi oggetti, oltre ad essere concreti, sono anche portatori di significati che però non suscitano lo stesso clamore dei cori di Salvini.

Questi oggetti, infatti, vengono ignorati dal pubblico: i mass media, consapevoli di ciò, non trattano quindi di episodi di questo tipo.
Tornando al lato pratico della questione, alla luce di questi elementi vorrei fare notare come, a mio avviso, tendano ad esserci due pesi e due misure nel rapportarsi con questi “estremismi”.

Su Youtube, ovviamente, piovono commenti a non finire: per lo più si fronteggiano utenti che ripagano Salvini con la stessa moneta, spesso e volentieri con gli interessi. Dall’altra parte, invece, vi è una timida constatazione di ciò che viene cantato dal politico con i suoi militanti non sia poi così difforme dalla verità.
Diamo il via, allora, al consolidamento di tutti gli stereotipi possibili immaginabili sui cavernicoli leghisti, sugli ominidi verdi, i neanderthaliani delle prealpi, foderandoci gli occhi in prima persona, impedendo a noi stessi ogni tentativo di comprendere la realtà dei fatti perché, in fondo, ci fa comodo pensarla così: è un’euristica, una scorciatoia di pensiero.
Tizio si comporta in un certo modo ed è pure leghista? A seconda dell’entità del comportamento possiamo scegliere se gonfiare il petto e battere il pugno sul tavolo oppure, in alternativa, farci una risata, minimizzando, anestetizzandoci verso un certo tipo di intemperanze.

In realtà, la Lega non è solo Salvini che offende napoletani, il tizio con il barbone verde o quell’altro vestito come un vichingo: usualmente, televisione e stampa riportano soggetti come questi perché, esteticamente parlando, sono quelli più appariscenti, bucano meglio lo schermo. Così facendo, però, lo spettatore è indotto a pensare che questo “campione statistico” sia rappresentativo di tutto l’universo leghista, che siano tutti uguali!

Quel sabato tredici Giugno, oltre a Salvini e la sua maglietta “Più Rum, meno rom”, c’erano anche il deputato Grimoldi e il ministro Calderoli: soprattutto quest’ultimo, con grandissima disponibilità e gentilezza, si è concesso alla folla e non ha negato a nessuno una foto ricordo, un autografo sulla maglietta, una stretta di mano. Vorrei vedere qualcuno del PDL o del PD prestarsi a una cosa del genere.
Se c’è una cosa che ho imparato dai romanzi di Charles Bukowski è che quando c’è in circolazione dell’alcool, va a finire che succede sempre qualcosa. E i fatti mi hanno dato ragione.

Di quel sabato tredici giugno tutti parleranno dei cori razzisti contro Napoli cantati dall’eurodeputato Matteo Salvini e non, per esempio, della vicenda del nuovo sindaco di Misano di Gera D’Adda, Daisy Pirovano, 32 anni, figlia del presidente della provincia di Bergamo, Ettore Pirovano. Con una laurea in diritto internazionale ed europeo guadagnata presso la Paul Cézanne University di Marsiglia, questa giovane donna polverizza tutti gli stereotipi sui leghisti e non ha per niente l’aria di essere una persona che detesta i bibliotecari.

Quel sabato tredici giugno mi sarei aspettato di vedere accanto a me altri operatori della stampa, per conoscere e raccontare chi sono veramente i leghisti. Invece, ciò non si è verificato.
Ero l’unico non leghista presente in quel luogo, con solo la mia puzza da giornalista, armato di fotocamera, registratore vocale e tanta, tanta, tanta curiosità.
Curiosità per provare a capire, per trovare una risposta a tutti quei perché sui recenti successi elettorali della Lega Nord, sul suo dilagare nelle terre rosse un tempo ostili, sulle sue nuove leve, sul suo rapporto con il territorio e sul suo modus operandi.
La cosiddetta stampa ufficiale, alla domenica, era impegnata a intervistare anziani con le barbe verdi.
Io ho appena iniziato a trovare qualche risposta ai miei perché e so benissimo che da ognuna scaturiranno nuovi quesiti.

Finché i mass media tradizionali, i nuovi media e, in particolare modo, la blogosfera continueranno ad avere questo atteggiamento di snobismo e sufficienza nel rapportarsi con “l’oggetto Lega”, l’onda verde sarà inevitabile.
Invece, se avversari e alleati si fermassero a riflettere seriamente e ad analizzare la situazione scavalcando pregiudiziali ideologiche e di tifo politico, e, soprattutto, evitando meri attacchi verbali, forse essi potrebbero sperare di avere una chance per risalire la china o, per lo meno, di limitare i danni inferti dal partito di Umberto Bossi.
Se.

PS: Su Youtube e su Facebook c’è chi mi ha scritto facendomi i complimenti per avere fatto saltare Matteo Salvini, “esiliandolo” a Strasburgo. Ovviamente, non vi riporto gli aggettivi poco eleganti con i quali è stato apostrofato. Andando al parlamento europeo, di certo non morirà di fame per colpa del mio video.
Inoltre, contando sul fatto che l’Italia è un paese senza memoria, una sua candidatura alla prossime elezioni politiche non mi stupirebbe più di tanto. Se in parlamento abbiamo soggetti come Giuseppe Ciarrapico, pluri-condannato per bancarotta fraudolenta e altre marachelle, sempre provocatoriamente parlando, perché non potrebbe starci pure Matteo Salvini con i suoi cori da curva sud?

Qui sotto,  il video incriminato.